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Il mercato dell'arte

Il mercato dell'arte in Italia: Ettore Spalletti

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Written by SILVIA ANNA BARRILÀ   
Wednesday, 13 May 2015 14:57


Room 1 – Salon. Photos by Matteo De Fina

PESCARA, Italia – "Il colore, come si sposta, occupa lo spazio e noi entriamo. Non v’è più la cornice che delimitava lo spazio. Togliendola, il colore assume lo spazio e invade lo spazio. E quando questa cosa riesce, è miracolosa".

Con queste parole l'artista italiano Ettore Spalletti, nato nel 1940 a Cappelle sul Tavo in provincia di Pescara, dove ancora vive e lavora, riassume il processo che si innesca di fronte alle sue opere: tele e sculture monocrome sospese tra pittura e scultura, geometria minimalista e classicità rinascimentale.





Da metà degli anni 70, Spalletti ha sviluppato un linguaggio originale fatto di colore e luce. "Indubbiamente lo strumento principale dell'opera di Spalletti è la pittura" spiega la gallerista Benedetta Spalletti della galleria Vistamare di Pescara, figlia di Federica Coen, gallerista e collezionista scomparsa nel 2014 che è stata motore fondamentale dell'arte contemporanea a Pescara, e del fratello dell'artista Vittoriano Spalletti. "Nel suo lavoro essa si traduce in un uso personalissimo dell'impasto di colore realizzato con una sovrapposizione di più strati a intervalli regolari che viene successivamente abrasa. In questa fase i pigmenti si rompono e viene fuori il colore. La luce e lo spazio sono elementi fondamentali. Tutte le mattine, Spalletti entrando in studio prova un senso di meraviglia nel guardare le proprie opere che appaiono sempre diverse rispetto al giorno prima. Questa è, in sintesi, la storia del suo lavoro".

I tempi di lavorazione dell'artista sono molto lunghi: il colore viene steso una volta al giorno per dieci giorni e anche i tempi di essiccazione sono molto importanti perché sono quelli che danno la trama finale del lavoro. Lo stesso lavoro viene osservato dall'artista per diversi mesi con diverse luci. Alla fine i pigmenti vengono sparsi sulla superficie e solo allora si vede l'esito del processo.

Testa, la bella addormentata, 1983,
impasto di colore su tavola.





I colori che maggiormente hanno caratterizzato il suo lavoro sono l'azzurro e il rosa, colori che lui definisce non di superficie ma atmosferici, che emanano la loro aurea su ciò che sta intorno e avvolgono lo spettatore. "Se fai una passeggiata in una giornata di sole ti senti immerso nell'azzurro" ha spiegato Spalletti in un'intervista alla RAI riferendosi all'azzurro del cielo ma anche del Mar Adriatico che si confonde con il cielo all'orizzonte, "mentre il rosa lo uso come il colore dell'incarnato che non ha una sua fissità ma dipende dall'umore; in qualche momento il rosato diventa livido. Il grigio è un colore che uso spesso perché, almeno per me, è il colore dell'accoglienza, cioè che accoglie meglio tutti gli altri colori. Il bianco è il colore della luce: i suoi pigmenti si muovono all'interno della stanza in modo libero; ti obbliga al silenzio".

Ma, sì, rosa e oro, 2013, 
impasto di colore su tavola, foglia oro e Impasto di colore rosa, tuttotondo, 2010,
 impasto di colore e contè su tavola.





Dal punto di vista di mercato, negli ultimi anni le quotazioni dell'artista sono cresciute costantemente anche in seguito a numerose mostre in prestigiosi musei a livello nazionale ed internazionale. L'anno scorso, per esempio, tre musei italiani come il Madre di Napoli, il MAXXI di Roma e la GAM di Torino gli hanno dedicato la più completa retrospettiva mai realizzata. In passato ha esposto alla Biennale di Venezia nel 1982, nel 1993, nel 1995 e nel 1997, anno in cui ha rappresentato l'Italia, e a Documenta a Kassel nel 1982 e nel 1992. Sue mostre personali sono state organizzate, inoltre, in musei quali il Museum Folkwang di Essen (1982), il De Appel di Amsterdam, il Kunstverein di Monaco e il Portikus a Francoforte (1989), il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi (1991), il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (1993) e il MUHKA di Anversa (1995).

Il suo price range va dai 30.000 ai 400.000 euro, ma secondo Benedetta Spalletti c'è ancora un ampio margine di crescita e di scoperta. "La pittura è da sempre la sua tecnica più riconosciuta e caratterizzante, in particolare i colori che da sempre utilizza e predilige quali l'azzurro, il rosa e il bianco" spiega Spalletti, e aggiunge: "Oltre a essere ricercato moltissimo in Italia, molte richieste giungono da Regno Unito, Belgio, Francia e USA".

Vistamare rappresenta il suo lavoro di Ettore Spalletti dal 2001. Altre gallerie sono Lia Rumma a Napoli e Milano, Studio La Città a Verona, Galerie Lelong a Parigi ed Helga de Alvear a Madrid.

Attualmente le sue opere sono in mostra a Palazzo Cini a Venezia (fino al 23 agosto). Si tratta di un progetto espositivo realizzato dall'artista stesso in occasione dell’apertura del secondo piano del palazzo, casa-museo un tempo dimora del grande collezionista Vittorio Cini che conserva capolavori della pittura rinascimentale toscana e ferrarese.

Last Updated on Wednesday, 13 May 2015 15:07
 

Il mercato dell'arte in Italia: Pino Pinelli

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Written by SILVIA ANNA BARRILÀ   
Thursday, 16 April 2015 12:43


Pino Pinelli, 'Pittura R, 2010,' 31x50 cm, acrilico su tela, 2 elementi. Courtesy Dep Art Gallery Milano

MILANO, Italia – Nato a Catania nel 1938, Pino Pinelli si trasferisce a Milano negli anni 60 attratto dal grande fermento artistico e culturale sviluppatosi attorno a figure fondamentali del dopoguerra italiano come Lucio Fontana, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Stimolato dal loro esempio, Pinelli sperimenta nuove soluzioni per la superficie pittorica. Ne indaga la geometria, la forma e il colore e diventa un esponente della Pittura Analitica, movimento degli anni 70 che analizza le componenti materiali della pittura e il rapporto tra pittura e artista.

Già nei primi anni 70 arriva, attraverso un processo di sottrazione, al monocromo. A partire dal 1973 i suoi lavori si chiamano solo "Pittura", seguita dalla prima lettera del colore (R per rosso). Nel 1976 il concetto classico di quadro si rompe e il muro entra a far parte dell'opera. Nascono le "Disseminazioni" dove frammenti di opera vengono seminati sul muro. Negli stessi anni Pinelli smette di usare la classica tela e utilizza materiali come la flanella che conferisce all'opera una componente tattile.

Così scrive il critico Alberto Zanchetta riguardo a questo processo: "Nella seconda metà del XX secolo i pittori avevano rinunciato alla cornice del quadro – sentita come un vincolo e un orpello – e si erano interessati a scandagliare le pareti dei musei o delle gallerie d’arte, permettendo così alle opere di entrare in relazione diretta con l’ambiente espositivo, luogo di accadimenti” che diventa il nuovo confine spaziale della pittura. Negli anni Settanta artisti come Pino Pinelli si avvedono anche del limite imposto dal telaio del quadro stesso; rispondono quindi con una deflagrazione e uno sconfinamento in grado di dare corpo alla pittura, rendendola materia (più ancora che materica). Pinelli, ad esempio, avverte l’esigenza di rifondare la natura stessa della pittura, i suoi presupposti, prefigurandone gli sviluppi futuri e tutte le diramazioni possibili. Ancor oggi, la sua è una pittura “pensata” in relazione allo spazio espositivo, “progettata” per vivere in sinergia e in simbiosi con l’architettura».

Fino agli anni 80 Pinelli accosta forme e colori su traiettorie lineari. Poi dal 1987 passa a forme irregolari, quasi schegge materiche, che accosta due a due. Negli anni 90, invece, le forme si riordinano e tornano ad assumere forme e composizioni più regolari. Nel 1995 appare per la prima volta la croce, prima solo rossa e poi anche blu dal 1999, che negli ultimi anni è protagonista di molte mostre dell'artista.

Pino Pinelli, Pittura R incroci, 2009, 41x41 cm, acrilico su tela, 7 elementi. Courtesy Dep Art Gallery Milano





La sua prima personale risale al 1968 e si svolge alla Galleria Bergamini di Milano. Negli anni partecipa a diverse mostre collettive non solo in Italia – si ricorda la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1986 – ma anche all'estero, in Francia (per esempio alla Galerie Lil’Orsay di Parigi e da Chantal Crousel-Svennung) e in Germania (per esempio alla Galleria Neuendorf di Francoforte).

Da un anno a questa parte è rappresentato in esclusiva da Galleria Dep Art di Milano e Claudio Poleschi di Lucca. "Il mercato di Pino Pinelli è radicato da tantissimi anni in Italia" spiega Antonio Addamiano della Galleria Dep Art. "Ma negli ultimi dodici mesi, da quando lavora con noi e con Poleschi, si è riscontrato un interesse anche da parte di collezionisti di altri paesi europei. Infatti le sue opere sono ricomparse alle fiere come Artissima , PAN-Tefaf Amsterdam, Art Geneva e Art Paris, e si sono strette collaborazioni con gallerie straniere che hanno già presentato mostre personali, come MDZ Knokke, o collettive come De Buck a New York".

Nonostante ciò, l'artista è ancora sottovalutato da un punto di vista internazionale. Le sue opere piccole variano dai 7.000 ai 12.000 euro, mentre le installazioni di sei, diciotto e trentadue elementi arrivano fino a 60.000 euro. Le opere degli anni 70 variano dai 20.000 ai 50.000 euro.= "Il suo è un linguaggio unico e ben identificabile" dice Antonio Addamiano. "La sua importanza nella storia dell’arte deriva dall'essere stato uno dei fondatori della Pittura Analitica agli inizi degli anni 70 e per processi artistici quali la disseminazione e la rottura del quadrato. Opere di questa importanza dovrebbero costare dai 50.000 euro in su".

Tra i lavori più richiesti ci sono i monocromi del 1974 e 1975, richiesti in particolare da una clientela più classica, mentre gli amanti del contemporaneo preferiscono il quadrato spezzato e le disseminazioni.

Pino Pinelli, Pittura R, 1974, 70x70 cm, acrilico su tela. Courtesy Dep Art Gallery Milano





"Iniziano ad esservi richieste da Svizzera, Francia, Olanda e Germania, e cioè i paesi dove è stato proposto" spiega Antonio Addamiano. "In America non si può penetrare il mercato senza una grande retrospettiva, il pubblico ha bisogno di conoscere a fondo tutto il lavoro di Pinelli, ed ancora non c’è stata occasione".

Fino al 30 maggio, la galleria milanese Dep Art dedica a Pino Pinelli una retrospettiva dagli anni 70 ad oggi.

"La mostra racchiude tutti i periodi di Pinelli" spiega Antonio Addamiano, "dai famosi monocromi alle ultime disseminazioni, con la specifica di aver in comune il color rosso, da sempre uno dei colori primari più usati e famosi dell’artista tant’è che si parla di 'Rosso Pinelli'".

Pino Pinelli, Pittura 86, 1986, 21x21x13 cm, acrilico su tela, 3 elementi. Courtesy Dep Art Gallery Milano





Last Updated on Thursday, 16 April 2015 12:54
 

Il mercato dell'arte in Italia: Giuseppe Uncini

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Written by SILVIA ANNA BARRILÀ   
Wednesday, 01 April 2015 14:02
Giuseppe Uncini, ‘Senza titolo,’ 1958, argilla su cartone, 23 x 31 cm. Courtesy Cardi Gallery

MILANO, Italia – Negli ultimi mesi il mercato dell'artista italiano Giuseppe Uncini, nato nel 1929 a Fabriano e scomparso nel 2008 a Trevi, sta vivendo un momento positivo dopo anni di andamento altalenante.

"Il lavoro di Uncini non è di facile apprezzamento rispetto alla più classica pittura o scultura e ciò lo ha penalizzato" spiega la curatrice Annamaria Maggi. "L'importanza della sua figura deriva dall’aver preso parte ad una rivoluzione del linguaggio artistico che si è totalmente spogliato delle contaminazioni dell’ultimo Informale e che ha messo in scena un linguaggio nuovo, innovativo e radicale, utilizzando i mezzi e i materiali del costruire: il cemento e il ferro".

Nella pratica artistica di Uncini è fondamentale l'idea del costruire. L'artista osserva i processi di costruzione e li applica alle sue sculture che rivelano tali processi costruttivi sulla loro superficie e attraverso elementi strutturali lasciati a vista.

Dopo un inizio difficile, il mercato di Uncini dagli anni 90 ha vissuto un forte incremento di interesse e di valori. Fino al 2008, anno della sua scomparsa, il collezionismo ha dimostrato grande attenzione nei confronti di Uncini e sono state raggiunte ottime quotazioni. Dal 2008 fino a qualche mese fa, invece, si è verificato un calo dell’interesse con poca richiesta e molti invenduti alle aste. Ma ora sembra che, nella tendenza diffusa di riscoperta e rivalutazione dei maestri Italiani degli anni 60, anche Uncini stia godendo di tale trend positivo.

"I prezzi sono in costante e rapida e ascesa e ottime sono le ultime aggiudicazioni alle aste" dice Annamaria Maggi. "La sua produzione è molto ampia e quindi le sue quotazioni a seconda dell’anno, del supporto e della serie".

Le opere più richieste sono i “Cementarmati”, cioè opere realizzate con ferro, cemento e rete metallica che rivelano la ricerca geometrico-spaziale dell'artista e rappresentano la sua produzione iniziale, dal 1958-59 al 1963. Sono queste le opere che hanno segnato i più recenti record d'asta: 295.800 euro da Dorotheum a Vienna lo scorso novembre; 183.750 euro da Il Ponte a Milano a dicembre; e 127.500 euro da Sotheby's a Milano a maggio.

"Nonostante l’attuale felice congiuntura di mercato, Uncini rimane un artista molto sottovalutato" spiega Annamaria Maggi, "soprattutto per alcune serie della sua produzione come le 'Ombre', opere dal linguaggio estremamente innovativo e radicale, in anticipo rispetto alle proposte del Minimalismo, che il mercato ancora non valorizza".

Si tratta di opere realizzate tra il 1972 e il 1978 nelle quali la massiccia presenza architettonica dei volumi dialoga con la loro ombra, che pure si fa scultorea. Il mercato di Uncini, inoltre, non è ancora sviluppato a livello mondiale, benché lo sia già a livello europeo.

Dal 28 aprile al 15 settembre, Cardi Gallery di Milano dedica a Giuseppe Uncini una mostra curata da Annamaria Maggi la cui intenzione è quella di presentare un excursus, seppur sintetico, di tutta la produzione dell’artista, dalle prime opere, i “Cementarmati”, fino ai più recenti “Artifici”. La mostra coincide con un momento importante per la città di Milano come Expo, l'esposizione universale (1 maggio-31 ottobre). "La decisione di presentare Uncini durante Expo Milano 2015 è la sua italianità" spiega Annamaria Maggi "e il suo alto valore storico e culturale, tutto da riscoprire e valorizzare. Un omaggio a un grande artista scomparso, uno dei maggiori scultori italiani".



ADDITIONAL IMAGES OF NOTE
Giuseppe Uncini, ‘Architetture n. 211,’ 2006, cemento e ferro, 172 x 162 x 23 cm. Courtesy Cardi Gallery Giuseppe Uncini, ‘Senza titolo,’ 1963, collage con ferro e carta, 70,5 x 50 cm. Courtesy Cardi Gallery Giuseppe Uncini, ‘Cementoarmato T verticale - orizzontale,’ 1962, cemento e ferro, 200 x 100 cm. Courtesy Cardi Gallery Giuseppe Uncini, ‘Cementoarmato lamiera,’ 1958, cemento e ferro, 81 x 100 cm. Courtesy Cardi Gallery
Last Updated on Wednesday, 01 April 2015 14:20
 

Il mercato dell'arte in Italia: Alberto Biasi

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Written by SILVIA ANNA BARRILÀ   
Monday, 16 March 2015 13:06
Alberto Biasi, ‘Gocce a sottomarina.’ Courtesy De Buck Gallery PARIGI – Nato a Padova nel 1937, Alberto Biasi è un importante rappresentante dell'arte optical e cinetica italiana. Si è affermato negli anni 60 come membro fondatore del Gruppo N, nato nel 1959 dalla collaborazione con gli artisti Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi e attivo fino al 1967. Nelle sue opere Biasi sfida la percezione dell'osservatore attraverso illusioni ottiche, giochi di luce e la simulazione del movimento.

I suoi primi esperimenti in questo senso sono stati le "Trame", sovrapposizioni di garze di cotone, fili metallici o cartoline perforate gradualmente intrecciati a formare composizioni variabili. Un'altra serie che Biasi ha iniziato nel 1960 è quella delle "torsioni", tele tagliate in strisce poi ricomposte a formare delle torsioni. A seconda dell'angolo di osservazione, la superficie cambia il suo aspetto e sembra muoversi. Anche nei suoi "Rilievi ottico-dinamici", composti da fili che sembrano essere sullo stesso livello e invece sono separati di pochi centimetri, l'utente attiva l'immagine attraverso il suo movimento. Più tardi Biasi ha creato gli "Ambienti", spazi sperimentali che fondono lo spazio dell'opera e lo spazio dello spettatore aumentando l'effetto illusionistico e di instabilità.

I valori delle opere di Biasi e il numero dei suoi collezionisti sono costantemente aumentati negli ultimi tre o quattro anni. Secondo il gallerista Michele Casamonti, fondatore della galleria Tornabuoni Art a Parigi, sono due le ragioni principali di questo interesse: "Da un lato deriva dalla crescente attenzione di molti collezionisti americani nei confronti dell'arte cinetica dell'Europa e del Sud America; dall'altra Biasi beneficia dell'attuale straordinario successo dell'arte italiana degli anni 60 a livello internazionale".

Eppure il suo lavoro è ancora sottovalutato. "I prezzi di Biasi sono ancora al di sotto di quelli dei suoi contemporanei nell'ambito dell'arte optical, come ad esempio Jesus Rafael Soto e Carlos Cruz-Diez," dice il gallerista di New York, David De Buck. "Ma il lavoro di Biasi è estremamente popolare tra i nostri collezionisti americani e ci aspettiamo di raggiungere il livello dei contemporanei grazie al recente aumento d'interesse nell'arte del dopoguerra italiano tra i collezionisti americani e inglesi. Il mercato di Biasi negli Stati Uniti crescerà sicuramente nei prossimi anni, per cui il suo lavoro rappresenta un ottimo investimento."

Anche Michele Casamonti è d'accordo. "Non ho alcun dubbio sul fatto che i prezzi di Biasi aumenteranno nel prossimo futuro. Il suo ruolo come membro fondatore del Gruppo N e la sua partecipazione alle mostre 'Azimut' nel 1959-60 conferiscono alle sue opere un valore storico."

I prezzi per le opere di Alberto Biasi variano in base a una serie di fattori, ma possiamo dire che le opere risalenti agli anni 60 e 70 sono più richieste e raggiungono i prezzi più alti, mentre le opere più recenti risalenti agli ultimi vent'anni hanno prezzi inferiori. Particolarmente popolari tra i collezionisti sono le opere della serie "Torsioni", della serie "Rilievi ottico-dinamici" e le opere identificate dal titolo "Gocce", che sono iconiche e riconoscibili.

Fino a tre o quattro anni fa era ancora possibile acquistare le opere degli anni 60 al prezzo di 20.000-30.000 euro. Ora a questi prezzi è possibile acquistare solo opere di piccole dimensioni oppure opere prodotte dopo il 1980. Alcune delle opere più significative degli anni 60 hanno superato i 100.000 euro.

Ma è ancora possibile acquistare opere interessanti con un budget limitato? "Sì," risponde Michele Casamonti, "e suggerisco di farlo. Si possono ancora trovare alcune 'Torsioni' di piccole dimensioni o più recenti a prezzi intorno ai 10.000 euro e sono piccoli gioielli".

Le opere di Biasi sono state incluse in importanti esposizioni museali come la rivoluzionaria mostra del 1965 "The Responsive Eye" al MoMA di New York, o la mostra del 2014 "AZIMUT/H: Continuità e novità" alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Inoltre il suo lavoro è all'interno di collezioni importanti come la collezione del MoMA di New York, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

Alla fine di marzo inaugureranno due mostre di opere di Alberto Biasi: una alla De Buck Gallery di New York e l'altra da Tornabuoni Art a Parigi. La mostra di De Buck, dal titolo "Unlimited Perception", fino al 2 maggio, sarà la prima mostra personale di Biasi a New York dal 1971. Includerà opere dalla serie "Torsioni" e "Rilievi Ottico-Dinamici". I prezzi andranno da circa 40.000 a 150.000 dollari. La mostra da Tornabuoni Arte si svolgerà fino al 27 giugno e presenterà per la prima volta fuori d'Italia "Light Prism", un lavoro che è stato esposto alla Biennale di Venezia nel 1964 e al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1970.



ADDITIONAL IMAGES OF NOTE
Alberto Biasi, ‘Gocce a sottomarina.’ Courtesy De Buck Gallery Alberto Biasi, ‘Dinamica ellittica in rosso.’ Courtesy De Buck Gallery Alberto Biasi, ‘Quadrato variabile.’ Courtesy De Buck Gallery
Last Updated on Monday, 16 March 2015 13:20
 

Il mercato dell'arte in Italia: Le ceramiche di Marcello Fantoni

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Written by SILVIA ANNA BARRILÀ   
Friday, 27 February 2015 15:33

Le ceramiche di Marcello Fantoni, courtesy Piasa Paris

PARIGI – Tra i maestri italiani della ceramica un nome di rilievo è quello di Marcello Fantoni, nato a Firenze nel 1915 e scomparso nel 2011.

La sua carriera è iniziata molto presto: a soli 12 anni Fantoni iniziò a frequentare i corsi del ceramista Carlo Guerrini all'Istituto d'Arte di Porta Romana di Firenze. Parallelamente prese lezioni di scultura da Libero Andreotti e Bruno Innocenti e di disegno da Gianni Vagnetti. Questa formazione multidisciplinare trova riscontro nella sua produzione: Fantoni riuscì, infatti, a combinare la semplicità della ceramica tradizionale italiana con la ricerca artistica contemporanea internazionale e a conferire agli oggetti quotidiani un'espressività scultorea. Influenzato dal primitivismo così come dall'arte moderna e dal Cubismo, Fantoni fu capace di unire la plasticità della scultura e il cromatismo della pittura, l'attenzione alla linea così come ai volumi. Dal punto di vista tecnico, Fantoni utilizzava un materiale arcaico come l'argilla nella convinzione che questa disponesse di un potenziale espressivo non ancora svelato, e dipingeva tutti gli oggetti a mano, rendendoli così unici.

Tale singolarità degli oggetti ha fatto sì che il suo lavoro riscuotesse subito grande successo tra i collezionisti. Nel 1936, infatti, Fantoni aprì la sua la manifattura Ceramiche Fantoni dopo un periodo trascorso come direttore artistico di una fabbrica di Perugia. Già in occasione della mostra dell'Artigianato di Firenze, nel 1937, la sua produzione si affermò come una delle tendenze più attuali e riportò un grande successo anche dal punto di vista commerciale. Nel 1970 Fantoni fondò all'interno del suo studio a Firenze la Scuola Internazionale d’Arte Ceramica attraverso la quale diffuse i suoi insegnamenti.

Oggi i suoi pezzi all'asta vengono venduti per cifre tra i 500 e i 15.000 euro, ma sono molto rari sul mercato e c'è molta richiesta per acquistare i pezzi più importanti. Un po' più spesso compaiono sul mercato americano. Molti dei suoi oggetti sono conservati in collezioni sia private che museali, per esempio al Metropolitan di New York, al Boston Museum of Fine Arts, al Victoria & Albert Museum di Londra e nei musei d'arte moderna di Tokyo e Kyoto. In Italia il suo lavoro può essere ammirato al Museo delle Ceramiche di Faenza, al Museo del Bargello e al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze.

La casa d'aste francese Piasa dedica ora a Fantoni un'asta monografica che si terrà a Parigi il 15 aprile. "È la prima volta che una raccolta importante di sue opere viene mostrata a Parigi", ha detto Frédéric Chambre, specialista di design della casa d'aste. "Nonostante la presenza delle sue opere in numerosi musei e collezioni, Fantoni non ha ancora avuto una retrospettiva importante in un'istituzione. Il suo mercato è ancora molto elitario e non c'è molta disponibilità sul mercato. Speriamo di dare più luce e visibilità a questo importante creatore e che questa asta monografica porti a Fantoni l'attenzione che merita".

In vendita ci saranno un centinaio di oggetti tra vasi, lampade, tavoli e sculture con stime da 800 a 12.000 euro. Tra i lotti più importanti ci sono due sculture in ceramica smaltata caratterizzate da volumi molto particolari con stime tra 4.000 e 6.000 euro (lotti 7 e 36) e un tavolo del 1970 stimato 8.000-12.000 euro (lotto 38). Ma ci saranno anche lotti interessanti a prezzi molto accessibili, per esempio tre piccoli vasi degli anni 60 di colore bianco latte stimati 800-1.200 euro (lotto 3) e due vasi con gocce bianche e colorate da 600-900 euro ciascuno (lotto 24 e 25).



ADDITIONAL IMAGES OF NOTE

Le ceramiche di Marcello Fantoni, courtesy Piasa Paris 

Le ceramiche di Marcello Fantoni, courtesy Piasa Paris 

 

Le ceramiche di Marcello Fantoni, courtesy Piasa Paris 

Le ceramiche di Marcello Fantoni, courtesy Piasa Paris 

Le ceramiche di Marcello Fantoni, courtesy Piasa Paris 

Le ceramiche di Marcello Fantoni, courtesy Piasa Paris 

Last Updated on Friday, 27 February 2015 15:43
 
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